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try before that of any other nation. It is from an habit of thinking, grown upon me from my youth spent in arms, that I have ever held gentlemen, who have preserved modesty, good-nature, justice, and humanity, in a soldier's life, to be the most valuable and worthy persons of the human race. To pass through imminent dangers, suffer painful watchings, frightful alarms, and laborious marches, for the greater part of a man's time, and pass the rest in sobriety conformable to the rules of the most virtuous civil life, is a merit too great to deserve the treatment it usually meets with among the other parts of the world. But I assure you, sir, were there not very many who have this worth, we could never have seen the glorious events which we have in our days. I need not say more to illustrate the character of a soldier, than to tell you he is the very contrary to him you observe loud, saucy, and over-bearing, in a red coat about town. But I was going to tell you that, in honour of the profession of arms, I have set apart a certain sum of money for a table for such gentlemen as have served their country in the army, and will please from tine to time to sojourn all, or any part of the year, at Coverley. Such of them as will do me that honour shall find horses, servants, and all things necessary for their accommodation and enjoyment of all the conveniences of life in a pleasant various country. If colonel Camperfelt * be in town, and his abilities are not employed another way in the service, there is no man would be more welcome here. That gentleman's thorough knowledge in his profession, together with the simplicity of his manners and goodness of his heart, would in

* Colonel Camperfelt. Spect. in folio. A fine compliment to the father of the late worthy admiral Kempenfele, who was drowned in the Royal George at Spithead, Aug. 29, 1782

duce others like him to honour my abode; and I should be glad my acquaintance would take themselves to be invited or not, as their characters have an affinity to his.

• I would have all my friends know, that they need not fear (though I am become a country gentleman) I will trespass against their temperance and sobriety. No, sir, I shall retain so much of the good sentiments for the conduct of life, which we cultivated in each other at our club, as to contemn all inordinate pleasures; but particularly remember, with our beloved Tully, that the delight in food consists in desire, not satiety. They who most passionately pursue pleasure seldomest arrive at it. Now I am writing to a philosopher I cannot forbear mentioning the satisfaction I took in the passage I read yesterday in the same Tully. A nobleman of Athens made a compliment to Plato the morning after he had supped at his house. “ Your entertainments do not only please when you give them, but also the day after."

I am,

My worthy friend,
Your most obedient humble servant,

WILLIAY. SENTRY.'

T.

N° 545. TUESDAY, NOV. 25, 1712.

Quin potiùs pacem æternam pactosque bymencos
Exercemus

VIRG. Æn. iv. 99.

Let us in bonds of lasting peace unite,
And celebrate the hymeneal rite.

I CANNOT but think the following letter from the emperor of China to the pope of Rome, proposing a coalition of the Chinese and Roman churches, will be acceptable to the curious. I must confess, I myself being of opinion that the emperor has as much authority to be interpreter to him he pretends to expound, as the pope has to be a vicar of the sacred person he takes upon him to represent, I was not a little pleased with their treaty of alliance. What progress the negociation between his majesty of Rome and his holiness of China, makes, (as we daily writers say upon subjects where we are at a loss) time will let us know. In the mean time, since they agree in the fundamentals of power and authority, and differ only in matters of faith, we may expect the matter will go on without difficulty.

Copia di lettera del re della China al Papa, inter

pretata dal padre segretario dell'India della compagnia di Giesu.

A voi benedetto sopra i benedetti P. P. ed imperadore

grande de pontifici e pastore Xmo, dispensatore del oglio de i d'Europe, Clemente XI.

VOL. XIV.

• Il favorito amico di Dio Gionata 7°, potentissimo sopra tutti i potentissimi della terra, altissimo sopra tutti gl'altissimi sotto il sole e la luna, che sude nella sede di smeraldo della China sopra cento scalini d'oro, ad interpretare la lingua di Dio a tutti i descendenti fedeli d’Abramo, che de la vita e la morte a cento quindici regni, ed a cento settante isole, scrive con la penna dello struzzo vergine, e manda salute ed accresimento di vecchiezza.

• Essendo arrivato il tempo in cui il fiore della reale nostro gioventu deve maturare i frutti della nostra vectuezza, e confortare con quelli desiderii de i populi nostri divoti, e propagare il seme di quella pianta che deve proteggerli, habbiamo stabillito d'accompagnarci con una vergine eccelsa ed amorosa allattata alla mamella della leonessa forte e dell'agnella mansueta. Percio essendoci stato figurato sempre il vostro populo Europeo Romano per paese di donne invitte, i forte, e caste; allongiamo la nostra mano potente, a stringere una di loro, e questa sarà una vostra nipote, o nipote di qualche altrograri sacerdote Latino, che sia quardata dall', occhio dritto di Dio, sara seminata in lei l'autorita di Sarra, la fedelta d’Esther, e la sapienza di Abba; la vogliamo con l'occhio che guarda il cielo, e la terra, e con la bocca della conchiglia che si pasce della ruggiada del matino. La sua eta non passi ducento corsi della luna, la sua statura si alta quanto la spicca dritta del grano verde, e la sua grossezza quanto un manipolo di grano secco. Noi la mandaremmo a vestire per li nostri mandatici ambasciadori, e chi la conduranno a noi, e noi incontraremmo alla riva del fiume grande facendola salire sue nostro cocchio. Ella potra adorare appresso di noi il suo Dio, con venti quatro altre a suo ellezzione e potre cantare con loro, come la tottora alla primavera,

• Sodisfando noi padre e amico nostro questa nostra brana, sarete caggione di unire in perpetua amicitia cotesti vostri regni d'Europa al nostro dominante imperio, e si abbracciranno le vostri leggi come l'edera abbraccia la pianta; e noi medesemi spargeremo del nostro seme reale in coteste provincei, riscaldando i letti di vostri principi con il fuoco amoroso delle nostre amazoni, d'alcune delle quali i nostri mandatici ambasciadori vi porteranno le somiglianza dipinte.

Vi confirmiamo di tenere in pace le due buone religiose famiglie delli missionarii gli'figlioli d'Ignazio, e li bianchi e neri figlioli di Dominico, il cui consiglio degl' uni e degl' altri ci serve di scorta nel nostro re. gimento e di lume ad interpretare le divine legge, come appuncto fa lume l'oglio che si getta in mare.

• In tanto alzandoci dal nostro trono per abbracciarvi, vidichiariamo nostro congiunto e confederato, ed ordiniamo che questo foglio sia segnato col nostro segno imperiale dalla nostra citta, capo del mondo, il quinto giorno della terza lunatione l'anno quarto del nostro imperio.

Sigillo e un sole nelle cui faccia e anche quella della luna ed intorno tra i raggi vi sono traposte alcune spada.

· Dico il traduttore che secondo il ceremonial di questo lettere e recedentissimo specialmente fessere scritto con penna ello struzzo-vergine con la quelle non sogliosi scrivere quei re che le pregiere a Dio e scrivendo a qualche altro principe del mondo, la maggior finezza che usino, e scrivergli con la penna del pavone.'

A letter from the emperor of China to the Pope,

interpreted by a father Jesuit, secretary of the Indies.

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